21 settembre 2020 | SI RITORNA A SCUOLA ANCHE CON I PFAS E LE SOLUZIONI DI CITTADINANZA ATTIVA

di Donata Albiero

Non dimenticherò mai quel 21 febbraio 2018 a Bonavigo, quando, nell’assemblea generale, il movimento NO PFAS ha decretato la nascita del Gruppo educativo/culturale

Sul banco degli imputati i Pfas: un disastro ambientale di tre province del Veneto e i relativi rischi per la salute della popolazione, soprattutto dei nostri figli. 

La scienza ci allertava, la politica ci silenziava.

La scuola, struttura educante per eccellenza, poteva aiutarci, dando ai nostri ragazzi gli strumenti culturali e morali per far fronte alle grandi problematiche del territorio inquinato in cui vivono.

Il gruppo riceveva allora un preciso mandato: relazionarsi con il mondo scolastico, ad ogni costo. È stata una idea ambiziosa che ci ha guidato in questi due anni, nel confrontarci con 4400 studenti di 17 istituti veneti e che ancor più ci sprona oggi a intervenire, pur se consapevoli della situazione difficilissima e precaria delle scuole costrette a misurarsi e a riorganizzarsi al meglio, dopo mesi di chiusura, causa “covid”.

Il degrado ambientale, di cui la questione Pfas è una causa e il Covid una conseguenza, è il primo responsabile delle nuove pandemie che affliggono l’umanità. Contrastarlo è nostro compito, soprattutto, nel nostro caso specifico, quello causato dalla contaminazione da Pfas a cui è stata soggetta buona parte della Regione Veneto.

Come scriviamo nel Comunicato che leggerete integralmente sotto, «non possiamo fermarci proprio ora, pur conoscendo le difficoltà organizzative della ripresa scolastica. La qualità dell’ambiente è una condizione indispensabile per garantire la vita dei nostri figli. Dobbiamo non solo “denunciare” i misfatti, ma offrire risposte, possibilità di soluzioni, speranze». E, aggiungo, dobbiamo porre più che mai l’accento sul significato di “prevenzione” perché il benessere dei nostri figli si fonda sulla capacità di trasformare questa parola in azioni efficaci e mirate. Lungimiranti.

Da parte nostra, il forte e legittimo richiamo alla “realtà”, alla dignità della persona, al suo diritto di star bene, sarà, perciò, rappresentato, all’interno del quadro desolante della società basata sul profitto ad ogni costo, dall’intensità della nostra voce indipendente e autonoma, espressione di una cultura alternativa prodotta da una comunità di cittadini in lotta che mettono a disposizione la forza della loro esperienza professionale e umana per la formazione di una cittadinanza, libera, consapevole e incondizionata.

I risultati della nostre proposte e delle nostre campagne di informazione sono sotto gli occhi di tutti: processi penali partiti contro i responsabili, discussione a tutti i livelli (locali, nazionali e internazionali) sulla questione Pfas e inquinanti emergenti, coinvolgimento delle popolazioni contaminate in tutti gli aspetti – ambientale, sociale, sanitario – necessari a una risposta consapevole.

Aspettiamo, dunque, fiduciosi la “chiamata” delle scuole per collaborare insieme e dar vita a un nuovo pianeta educativo.

Donata Albiero

alberto_peruffo_CC

Comitato di Redazione
21 settembre 2020

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SCARICA PDF DEL CS >> https://pfasland.files.wordpress.com/2020/09/cs-pfasland-scuole-2020_21_def-4.pd

SCARICA PDF DELLA LETTERA + PROGETTO EDUCATIVO SCUOLA 2020/2021 >> https://pfasland.files.wordpress.com/2020/09/definitivo-1-settembre-lettera-scuole-e-progetto-.pdf

Comunicato Stampa, 14 settembre 2020

SCUOLA, NUOVA FRONTIERA CULTURALE
IN TEMPO DI COVID NELLA LOTTA CONTRO I PFAS

Riaprono le scuole dopo mesi di emergenza Coronavirus e la quarantena didattica.

La stagione vissuta, non ancora superata, ci ha fatto riflettere sulle cause della pandemia che vanno correlate al degrado ambientale, foriero di nuove minacce per la salute dell’essere umano e del Pianeta. 

In tale contesto, per noi del Gruppo educativo/culturale Zero Pfas, costola operativa del movimento No Pfas del Veneto, acquista maggior significato la battaglia che stiamo conducendo da anni contro un’altra “emergenza” pericolosa perché mina la salute e la vita. Una storia incominciata sessanta anni fa, un disastro ambientale causato dai Pfas, sostanze chimiche perfluoroalchiliche prodotte dall’uomo, persistenti nell’ambiente, bioaccumulabili, tossiche, un avvelenamento invisibile di acque e alimenti in cui sono coinvolte almeno 350.000 persone in vaste aree del Veneto. Un dramma che sta acquisendo, tra l’altro, rilevanza nazionale e internazionale, i cui effetti dannosi si manifestano a distanza di anni, motivo per cui, purtroppo, non avendone la percezione immediata del pericolo che si corre, sono sottovalutati, minimizzati. E sono i giovani, i bambini a farne le spese.

La drammaticità della situazione, la congiura dei silenzi, la “copertura” delle responsabilità, ci spingono, nello spirito di cittadinanza attiva, soprattutto nel dopo Covid, a continuare la nostra azione di informazione/formazione, nelle scuole, luogo privilegiato per un necessario cambio di paradigma culturale che metta al centro la salute come diritto universale e prioritario.

Diciassette scuole secondarie e quattromila quattrocento studenti incontrati negli ultimi due anni hanno fatto da battistrada per far riflettere i ragazzi sulle cause di una tragedia collettiva nel nostro territorio e per condividere soluzioni per un futuro migliore.

Non possiamo fermarci proprio ora, pur conoscendo le difficoltà organizzative della ripresa scolastica. La qualità dell’ambiente è una condizione indispensabile per garantire la vita dei nostri figli. Dobbiamo non solo “denunciare” i misfatti, ma offrire risposte, possibilità di soluzioni, speranze.

Di qui il titolo del nostro progetto:
«LA SALUTE NELLA TERRA DEI PFAS. Nuove pratiche di cittadinanza».                                                                                                                      

Trattiamo – illustriamo, spieghiamo, discutiamo – con gli studenti l’educazione alla salute, inserita nell’educazione ambientale, come una direzione essenziale e trasversale del processo educativo. Ci confrontiamo con loro sulla necessità e urgenza di un cambiamento culturale capace di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che generazioni future riescano a soddisfare i propri (Brundtland, 1987). Condividiamo con loro speranze, azioni concrete per una società che mette al centro la sostenibilità ambientale fondata sul primato di salute, sulla gestione democratica dei beni comuni.

Il nostro progetto, come delineato nella lettera ai Dirigenti scolastici, scritta con il cuore e la mente, lascia libere le scuole nel proprio percorso autonomo, logistico, organizzativo, disciplinare, durante l’anno, dando importanza ai ragazzi per promuovere la loro consapevolezza, il loro coinvolgimento, la partecipazione alla definizione di un modello valido di vita sociale prendendo lo spunto dall’inquinamento Pfas, per definire insieme che cosa possiamo imparare da questa triste esperienza specifica vissuta nel Territorio, come possiamo agire evidenziando la responsabilità delle istituzioni e degli Enti preposti alla Sicurezza della popolazione. Si tratta di un percorso sperimentale cui possono aggregarsi altri giovani, altri compagni della scuola nella lotta contro il degrado ambientale, per una cultura adeguata ai bisogni del tempo.

Utilizziamo, con una certa creatività ad hoc – adattandoli alle nostre esigenze e a quelle degli studenti e delle scuole che ci ospiteranno – i metodi didattici dell’Insegnamento capovolto (Flipped classroom) e dell’Educazione tra pari (Peer education), per dare l’opportunità agli allievi di essere veramente al centro del sistema educativo, quale noi lo intendiamo, una sorta di laboratorio sociale che li renda co-costruttori delle proposte, co-creatori delle soluzioni, partecipatori effettivi del processo di miglioramento di un territorio oggi “invivibile”.

Gli esperti ascoltano, stimolano, provocano, rispondono, dialogano, si confrontano. L’evento conclusivo, con la presenza di alcuni attivisti che raccolgono le idee, le riflessioni degli studenti, innescando il dibattito finale, renderà possibile, sicuramente auspicabile, individuare e tracciare nuovi stili di vita, nuove possibilità di esercitare la cittadinanza attiva, come comunità, nei confronti delle Istituzioni. 

È per noi estremamente interessante l’attivazione dei processi di maturazione personale e collettiva, di presa di coscienza del concetto di cura e riappropriazione del proprio territorio, di coinvolgimento della società locale (scuola, famiglia, cittadini) attraverso i giovani.                    

Nella lettera rivolta direttamente ad ogni studente all’inizio del percorso progettuale non abbiamo dubbi sugli esiti dello stesso: «Sarà, il tuo, un progetto positivo e di speranza, rivolto al futuro, da condividere e portare avanti con i compagni della tua classe e che potrà dare, se ti metterai in gioco – noi lo auspichiamo – libero sfogo allo spirito creativo, costruttivo, propositivo, innovativo… Il progetto è solo l’inizio di un percorso: il tuo impegno continua».

Al di là dei risultati concreti, lo ribadiamo, è importante far sperimentare ai ragazzi “giovani protagonisti” il percorso che proponiamo. Serve per acquisire competenze che non sono solo informazioni e conoscenze ma anche capacità tecniche e abilità organizzative, per imparare e apprendere le modalità della tutela dell’ambiente, della sua gestione e valorizzazione, i soggetti con cui bisogna interfacciarsi, stabilendo un rapporto, con i luoghi in cui abitano, significativo ed empatico.

Una dimensione di cura e responsabilizzazione, una maturazione civica e politica, per sperare davvero, senza retorica, in un futuro migliore.

Donata Albiero
Comitato di Redazione PFAS.land
per conto dei Gruppi-Associazioni-Comitati-Movimenti espressi dal progetto allegato

Montecchio Maggiore, 14 settembre 2020
[scarica il PDF del Progetto Educativo anno scolastico 2020/21]

Approfondimenti su PFAS.land
>> Notizie e documenti > https://pfas.land/
>> Contatti > redazione.pfasland@gmail.com

FOTO COVER di Federico Bevilacqua >> studenti della scuole delle zone contaminate durante la Manifestazione di Venezia dell’ottobre 2019 per chiedere la bonifica della Miteni, ancora in alto mare.

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