4 novembre 2022 | LA QUESTIONE ALIMENTARE PFAS NON AFFRONTATA DALLE AUTORITÀ: MANGIARE IN ZONE ESPOSTE NON È COME MANGIARE IN ZONE NON-ESPOSTE. IL CONFERENCE PAPER SAUGO/OLIVIERI SULL’INTAKE GIORNALIERO INTERROGA LE ISTITUZIONI DEL VENETO

di Comitato di Redazione

Lo diciamo da tempo. Ma ora siamo arrivati al punto di non ritorno. Di fronte alla presa di posizione dell’ONU nei confronti della Regione Veneto per non avere fornito le informazioni a vario titolo, soprattutto sui dati alimentari, dati che noi stessi abbiamo analizzato, studiato, incrociato, quando sono stati rilasciati sotto ingiunzione del TAR, riscontrando forti criticità ed errori di metodo (v. punto 4 qui e tabella in calce), abbiamo deciso di alzare il tiro sulla questione e di cercare nuovi percorsi scientifici per forzare le Autorità della Regione ad agire, mettendo da parte l’omertà istituzionale che alla fine sta avvelenando la popolazione non solo moralmente, ma anche fisicamente. Soprattutto se si vive in zone fortemente contaminate. Il silenzio delle Istituzioni diventa causa politica primaria del nostro intake giornaliero di sostanze tossiche. Questo è il punto. Questa è la grave deduzione.

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24 febbraio 2022 | IL CAOS TAV NELLA TERRA DEI PFAS. IL PUNTO SUL TAV E ALTRI RIMOSSI. UNA PATOLOGIA SOCIALE COLLETTIVA

di Leonardo Barban e Cristina Pozzan

Dopo aver pubblicato gli articoli scientifici degli scienziati IRSA-CNR e ISDE abbiamo chiesto a due giovani attivisti del territorio di Montecchio Maggiore, epicentro di molti conflitti ambientali, primo paese di confine a valle della Miteni di Trissino, il punto sul Tav e altre rimozioni. Ne è uscito un testo di grande valore documentale e generazionale.

Nei luoghi dove ogni grande opera ha il sapore amaro del profitto per pochi, comprese quelle che sono i legittimi servizi di cura, come il nuovo Ospedale di Montecchio, quasi fosse lo stesso nosocomio “un’ombra alta e inconscia” sulla bellezza dei Castelli retrostanti gettata sui territori dove insistono tumori e persiste la più grande contaminazione delle acque potabili del mondo occidentale, meglio, una “popolare” istituzione di una simbolica “Cattedrale del Male” costruita per curare i mali dell’industrializzazione selvaggia, facendo pure profitto su queste cure; nelle stesse terre dove non sono ancora stati affrontati e risolti le urgenti questioni “rimosse” dalla Regione Veneto sui fanghi di conceria e l’incenerimento dei carboni attivi a Fusina e Legnago, contenenti PFAS; in questi luoghi e di questi tempi di caos imperante e di guerre tardoimperialiste – oggi la Russia attacca l’Ucraina difesa dai soldati americani di Vicenza, scambiati per militanti di un’anacronistica NATO – leggere il testo elaborato da questi nostri giovani infonde speranza.

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27 gennaio 2022 | VIVIAMO IN UN MONDO PERFLUORURATO. IL PUNTO DI VISTA SCIENTIFICO SULLA TERMODISTRUZIONE DEI PFAS. DUE ARTICOLI PIONIERI SU PRECAUZIONE E INCENERIMENTO

di Vitalia Murgia, Stefano Polesello

Di fronte alle lacune dei governanti e delle industrie, è giunto il momento di interrogarsi sulla fine che fanno le sostanze perfluoroalchiliche, le stesse protagoniste di uno degli scenari più contradditori della storia dei crimini ambientali del mondo contemporaneo che ha portato alla sbarra la DuPont in USA e al più grande processo ambientale italiano, per la contaminazione del Veneto. Come a dire, i PFAS sono finiti in tribunale, addirittura sul tavolo dell’ONU, ma fisicamente, quelli estratti dalle acque potabili mediante filtrazione, che fine fanno?

Il fatto grave è che nessuno mai l’ha detto chiaramente alle popolazioni residenti e sembra che nessuno tra i governanti delle zone contaminate – Sindaci, Provincia, Regione, Stato – abbia chiesto o fatto seri approfondimenti, né scientifici, né ambientali, sui territori. Lo abbiamo fatto noi, chiedendo il parere a due autorevoli voci sulla questione PFAS, il ricercatore CNR-IRSA Stefano Polesello (scopritore dei PFAS in Miteni nel 2011 a seguito del Progetto PERFORCE) e la Dott.ssa ISDE Vitalia Murgia (pediatra che ha studiato approfonditamente il problema dell’incenerimento dei PFAS e i riflessi di queste sostanze sull’ambiente e sulla nostra salute).

Lo abbiamo fatto dopo aver allertato il NOE e l’ARPAV per interventi concreti sugli impianti in opera.

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23 novembre 2021 | LETTERA ALL’ONU. RESTRIZIONI-BANDO PFAS ECHA. GLI ALIMENTI SOTTRATTI, LA PREVENZIONE NEGATA, IL FATTORE DI RISCHIO AMBIENTALE AUTONOMO

di Comitato di Redazione

In questo articolo di raccolta documenti sottoponiamo all’attenzione del pubblico alcuni passaggi importanti della nostra lotta dopo l’udienza dell’11 novembre del Processo PFAS MITENI – che ha visto riconoscere le responsabilità civili di ICIG e MITSUBISHI – e prima dell’arrivo della Missione ONU – da noi richiesta.

Nel primo documento – scritto in occasione della programmazione della visita ufficiale in Italia del commissario speciale ONU sull’impatto delle sostanze chimiche e dei rifiuti tossici sui diritti umani, Marcos Orellana – gli attivisti del movimento no pfas – in quei giorni impegnati al Life After Oil Festival di Villanovaforru, in Sardegna – avvisati da Giuseppe Ungherese di Greenpeace, stilano una breve e rigorosa sintesi – molto utile anche per i neofiti – per invitare il Commissario alla missione in Veneto, soprattutto per la questione alimentare e i diritti negati. Invito che l’Alto Commissariato per i Diritti Umani ha accettato e che vedrà la delegazione ONU in Veneto nei primi giorni di dicembre 2021.

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20 ottobre 2021 | STORIA DI UN CRIMINE E DELLE SUE CORRESPONSABILITÀ ATTRAVERSO LE TESTIMONIANZE DEL DOCUMENTARIO RAI + REPORT SPAGNOLO. LE «PESANTI PAROLE DELLA SCIENZA» CONTRO LA GESTIONE POLITICA VENETA SUI PFAS. PRIMA DELL’UDIENZA DELL’11 NOVEMBRE

di Comitato di Redazione

Come Redazione non possiamo non valorizzare i due importanti documentari usciti nei mesi scorsi sulla questione PFAS in Veneto. Soprattutto perché per la prima volta emergono alcune affermazioni o titubanze decisive che, con una lettura analitica e prospettica, di chi conosce la storia della contaminazione nel profondo e dalle origini, possono tornare utili agli stessi inquirenti e nel Processo Miteni in corso.

Il lavoro analitico del documentarista d’inchiesta assume oggi più che mai la sua forte valenza di voce libera e indipendente, in cerca delle corrispondenze fattuali, le “verità” di fatto, spesso sommerse dal giornalismo di regime e dall’informazione mainstream, voci non trascurabili nel formare la pubblica opinione e che spesso contribuiscono a mantenere sepolti o sottostimati i crimini sociali. Nella fattispecie, il crimine ambientale, un crimine sociale all’ennesima potenza.

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4 giugno 2021 | CARBONI E RIGENERAZIONI. DOVE FINISCONO I PFAS TOLTI DALL’ACQUA? IN ARIA? LA QUESTIONE CARBONI ATTIVI, I DOCUMENTI CHEMVIRON-ARPAV-MITENI, LE DOMANDE SENZA RISPOSTA DELLA REGIONE VENETO IN ECOMAFIE

di Davide Sandini

Ciò che state per leggere – crediamo – è uno dei passi più importanti nella lotta no pfas di questi ultimi anni. Un cambiamento di fase, quasi un cambiamento di stato, per prendere spunto dal linguaggio della fisica. Meglio, un cambiamento di “matrice ambientale” per passare alla più complessa articolazione biologica di cui la chimica e la fisica sono la base.

Stiamo infatti per farvi fare un passaggio dalla matrice acqua alla matrice aria, lasciando per il momento da parte le altre matrici collegate, alimenti e suoli. Ci siamo chiesti per molto tempo dove potessero finire i PFAS tolti dall’acqua, dagli acquedotti, dalle barriere idrauliche, perfino dai fanghi, quando queste sostanze temibili e persistenti non percolassero nel profondo delle nostre terre. Per poi riemergere nei nostri piatti.

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18 febbraio 2021 | SI POSSONO INCENERIRE I PFAS? NO. MUTANO, SI DIFFONDONO, COSTANO. IL PUNTO SCIENTIFICO E LA QUESTIONE INCENERITORE DI FUSINA

di Giovanni Fazio

Da molti anni si profila all’orizzonte del Veneto una richiesta di linee di incenerimento molto superiore alla quantità di rifiuti prodotti nella stessa nostra Regione. In parole povere, un business sui rifiuti. E sulla salute della gente. Non solo: questa richiesta va in controtendenza con ciò che dovrebbe essere una politica che sia veramente ecologica e attenta al riciclo, al riuso, alla differenziazione degli stessi rifiuti, “non solo” civili, ma anche industriali. Su questo ultimo super-ambito entra a spada tratta la questione molecole PFAS, sconfinando perfino – come scopriremo in questo pionieristico articolo – nei rifiuti civili, tanto sono diffuse e dotate di grande mobilità le sostanze in oggetto.

Il fallimento della termodistruzione dei PFAS aggiunge un nuovo ulteriore elemento che mette seriamente in discussione l’efficacia degli inceneritori di rifiuti – come quello proposto per Fusina – aggravando ancora di più la liceità liberticida di chi permette queste pratiche in zone densamente abitate. Infatti, la diffusione dei perfluoalchilici attraverso le emissioni delle ciminiere rende estremamente e indiscutibilmente pericoloso questo tipo di impianti, oggi più che mai, dopo la “scoperta sociale” di queste sostanze, sostanze che hanno reso il Veneto protagonista di uno dei più grandi disastri socioambientali al mondo, quello delle Valli dell’Agno e del Chiampo. 

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12 gennaio 2021 | COSA SONO I PFAS? EVITANDO L’EFFETTO LAMPIONE. L’ARTICOLO DELL’EUROPEAN ENVIROMENTAL BUREAU. PREOCCUPAZIONI E STRATEGIA EUROPEA PER IL FUTURO

introduzione di Dario Zampieri
articolo di Jean-Luc Wietor

Dopo le traduzioni autorizzate di due articoli sui Pfas (2020) comparsi sulla prestigiosa rivista scientifica Science, dopo aver tradotto ufficialmente in italiano il docufilm (2019) The Devil We Know e aver coordinato la testimonianza diretta in Italia dell’avvocato americano Robert Bilott in un grande teatro strapieno (Lonigo 2017, comune nell’epicentro della contaminazione) e presso le autorità del Veneto, gli attivisti e ricercatori del Comitato di Redazione Interdisciplinare PFAS.land hanno iniziato in questi mesi una nuova libera collaborazione internazionale con la sezione “Industria e Salute – Sostanze chimiche” dell’EEB (European Environmental Bureau), la più grande rete europea di organizzazioni civili di cittadini (più di 160 organizzazioni di oltre 35 paesi), con sede a Bruxelles, che opera fissando l’agenda, monitorando, fornendo consulenza e influenzando il modo in cui l’UE affronta questi problemi. La collaborazione ha portato ad una nuova e importante traduzione.

L’European Environmental Bureau è sostenuto nelle sue attività di ricerca e divulgazione da Unione Europea, Organizzazioni ed Agenzie Intergovernative (FAO, OECD, UNECE, UNEP), governi (tra cui quello italiano, con il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare), oltre a fondazioni ed altre organizzazioni. Sul loro sito si può leggere che uno studio del 2016 mostra che gli effetti degli interferenti endocrini (EDC), che contribuiscono sostanzialmente alle malattie riproduttive nelle donne, costano in Europa 1,4 miliardi di euro l’anno (oltre naturalmente alle sofferenze umane, che non sono quantificabili).

Uno dei prodotti del gruppo di lavoro sulle Sostanze chimiche è il documento «PFASs – avoiding the streetlight effect», che in modo semplice e con l’ausilio di efficaci illustrazioni cerca di popolarizzare un tema molto complesso ed ostico ai non addetti ai lavori, quello della natura e degli usi dei Pfas, cercando di portarlo fuori dalla luce omologante con cui di solito vengono trattati. In poche parole: cosa sono queste temibili sostanze? Sono esse riducibili alle soliti note, PFOA e PFOS? In cosa consistono le differenze e perché non vengono spiegate con chiarezza dalle nostre agenzie ambientali?

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7 ottobre 2020 | IL CONCETTO DI CORRESPONSABILITÀ 2/2 – L’INCHIESTA BARRIERA/POZZO. L’OCCULTAMENTO DI UN CADAVERE AMBIENTALE EMERSO DALL’INCROCIO DI DOCUMENTI E TESTIMONIANZE. L’ACCORDO STATO-REGIONE-INDUSTRIA PER NASCONDERE I PFAS

di Alberto Peruffo

Riprendiamo la dettagliata analisi sugli equivoci e le narrazioni forzate di coloro che secondo l’indagine di Alberto Peruffo sono da annoverare tra i corresponsabili della contaminazione da PFAS in Veneto. Molti sono gli elementi e le incoerenze che fanno formulare la fondata ipotesi che la Regione Veneto abbia coperto la Miteni per molti anni, in accordo con decisioni politiche dello Stato, a diversi livelli e con diversi attori, per le quali la produzione dell’azienda di Trissino fu ed era indubbiamente strategica per usi e profitti mai dichiarati.

Usi che dal profilo strategico – i Pfas, nati per scopi militari, hanno molteplici utilizzi in campi strategici – sono slittati sempre più verso un mero profitto indiscriminato in mano alle multinazionali e ad amministratori senza scrupoli, oggi a processo. Multinazionali e amministratori che hanno tessuto rapporti con la politica dei territori a tutti i livelli, facendo tabula rasa delle finte autonomie, giocando sui concorsi di competenze, spesso negate o al meglio rimpallate, creando un gioco di rimbalzo e temporeggiamento grazie al quale si è potuto fare nelle Valli dell’Agno e del Chiampo quello che si voleva, tanto erano e sono perdute e inquinate. 

Abbiamo già messo sul piatto della bilancia della giustizia le pesanti corresponsabilità attribuite dalla prima parte dell’inchiesta alla Regione Veneto per quanto riguarda la questione C6O4/GenX. Si trattava del periodo 2012/2018. Facciamo ora un passo indietro, nel periodo che precede l’ultima gestione dell’azienda.

Diventa cruciale ricordare che la Dott.ssa Loredana Musmeci dell’Istituto Superiore di Sanità si è pronunciata, all’inizio delle indagini sulla questione Pfas, dicendo che la produzione della Miteni si sarebbe potuto interromperla ancora vent’anni fa, ossia nel 1996. Da dove nasce questa dichiarazione lanciata tra le righe dell’audizione della Commissione Ecomafie nella seduta del 18 maggio 2016, leggibile nella stesura stenografica a pag. 8? Noi tutti abbiamo stampate nella mente le parole di Luciano Ceretta, anno 1995, lette durante la Conferenza di Montecchio Maggiore del 24 febbraio 2017, dove il compianto attivista politico, consigliere provinciale, interrogava i responsabili politici dell’industria vicentina sui rifiuti a fondo perduto della Miteni.

Insomma, sembra che tutti sapevano e tutti tacevano, mentre la popolazione ingoiava un inquinante subdolo e invisibile per più di vent’anni, inquinante oggi sempre più riconosciuto dalla scienza come cancerogeno. L’ultimo impressionate riscontro del National Cancer Institute statunitense è di questi giorni

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7 settembre 2020 | IL CONCETTO DI CORRESPONSABILITÀ 1/2 – L’INCHIESTA GENX/C6O4. LA RELAZIONE SOTTOVALUTATA DI ARPAV E L’AUDIZIONE POCO CONVINCENTE DELLA PROCURA. IL PASSO DECISIVO

di Alberto Peruffo

La Procura di Vicenza – per noi che studiamo e difendiamo il diritto – deve fare un passo in più. Decisivo.

Per quanto bene abbia fatto sui responsabili, non ha ancora impugnato il diritto contro i corresponsabili. Almeno al momento e da quel che emerge nell’audizione in Commissione Ecomafie del 22/07/2020, dove il Procuratore Reggente Orietta Canova dedica quasi metà del suo tempo a questioni tecniche, idrogeologiche, che non sono di sua competenza, costretta anche dalle inopportune richieste della stessa Commissione presieduta da Stefano Vignaroli, ma alle quali poteva anche non rispondere, concentrandosi su ciò che le compete: la ricerca dei “diversi” responsabili, non dell’opportunità e sull’efficacia chimico-fisica della barriera idraulica. O di ciò che la precede o la ingessa. La presunta “Messa In Sicurezza Operativa”.

C’è un dato di fatto nei grandi crimini ambientali: i responsabili non inquinano così tanto – massivamente e indiscriminatamente – senza essere in qualche modo coperti dai permessi, dalle maglie larghe, dai controlli non effettuati, dei corresponsabili. Troppo grande è l’inquinamento. Non arriverebbero mai a tanto. Si cerca – di fatto e sulle carte – di diluire le responsabilità nel caso si venisse “beccati”. Come ora.

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