29 giugno 2021 | LA SALUTE NELLA TERRA DEI PFAS. RESOCONTO DI UN ANNO DI SCUOLA IN PIENA EMERGENZA COVID

di Donata Albiero

A seguire il dettagliato rapporto di fine anno scolastico della nostra coordinatrice del Gruppo Educativo Zero Pfas, in epoca Covid. Nonostante le restrizioni e le difficoltà possiamo ancora una volta constatare la forza, la civiltà e l’innovazione del percorso intrapreso del Movimento No Pfas all’interno delle scuole. Nelle considerazioni personali finali della Prof.ssa Donata Albiero la concretezza dell’azione educativa critica sembra incarnare l’antidoto democratico ai fallimenti sistemici che hanno caratterizzato la politica degli ultimi decenni. La scuola libera e critica è e resta quindi la base di ogni società aperta e democratica, ma da sola non è sufficiente se i cittadini non si rendono poi corpi attivi veicolando la loro positività “scolastica” verso offerte politiche di mondi desiderabili, non solo come soluzione ai mondi devastati dai disastri ambientali che hanno pervaso le nostre valli, ma come costruttori di nuovi mondi e paradigmi.

Diciamo questo perché le nostre valli – nonostante la narrazione mainstream dica il contrario e celebri il primato “superficiale” del Veneto – sono divenute nei fatti e nelle statistiche il simbolo inequivocabile dell’amaro frutto provocato dalla “passività” tipica delle società iperconsumistiche, tutte protese a creare e a consumare artifici e profitti “a tutti i costi”. Anche quelli dei beni primari, come l’acqua, e la salute dei cittadini.

Queste società hanno imparato a “consumare il proprio male” come un VALORE, hanno imparato cioè a fare affari e ricerche “forzate” – quando non sono “blindate” – anche sulle loro malattie. Sulle loro patologie. A lungo termine. Difficilmente percepibili. Qui da noi, in/fatti, pure la patologia è diventato un business. Quindi, evviva la scuola. Ma, appena si esce dagli istituti non dimentichiamo di mettere in pratica quello che si è appreso di positivo al loro interno dimostrando di essere o di potere diventare cittadini attivi, giorno dopo giorno, quotidianamente, spostando l’asticella del nostro impegno oltre gli affari e il ritorno economicistico che minaccia le stesse “scuole”, attraversando “concretamente” territori e città con intelligenza critica e capacità di connessione e relazione. Nel bene e nel male.

Questa è la prima politica. L’educazione civica. La cittadinanza attiva. Il sentirsi parte dell’incipit di un processo sociale, di un progetto collettivo. La politica che riprende la dignità della sua origine. Il suo desiderio. Il nostro desiderio. Di consegnare un mondo migliore. A partire dalla scuola.

Un sincero ringraziamento a Donata Albiero e a tutto il nostro staff educativo che si è sobbarcato di un enorme lavoro abdicato da chi non ha voluto farlo per ovvie ragioni di corresponsabilità nei disastri ambientali di cui siamo giorno dopo giorno testimoni.
Comitato di Redazione di PFAS.land

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IL RAPPORTO FINALE DEL PROGETTO EDUCATIVO 2020/21 

Non dubitare mai che un piccolo gruppo
di cittadini coscienziosi ed impegnati
possa cambiare il mondo
In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta.
Margaret Mead

I have a dream (Io ho un sogno) è il titolo del discorso tenuto da Martin Luther King nel 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington al termine di una marcia di protesta per i diritti civili; il grande attivista e pacifista nero sognava un’America unificata nel nome dell’integrazione. 

Anch’io ho un sogno e per esso coordino da tre anni un progetto educativo sui Pfas, nelle scuole, con una squadra efficientissima e competente. Sogno che i nostri figli, i nostri ragazzi cambino il mondo, realizzando la giustizia sociale e ambientale. È un’utopia che non mi abbandona mai, una speranza che cresce nel passaggio da una scuola all’altra, che si rinvigorisce nelle relazioni con gli studenti, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno.   

Si è concluso, positivamente, anche per l’anno scolastico 2020/2021, il ciclo di incontri con scuole del Veneto. Il mandato, ricevuto dal Movimento No Pfas, continua ad essere portato avanti dagli esperti e cittadini attivi incaricati, appartenenti a vari gruppi e comitati: 12 sono i loghi in calce al progetto educativo sui Pfas presentato alle istituzioni scolastiche.

Quando entriamo negli istituti scolastici, sappiamo che il nostro compito è quello di innescare negli studenti un processo di autocoscienza e di consapevolezza, necessario alla crescita dell’autonomia intellettuale. Solo quest’ultima dà loro strumenti critici per confrontarsi con una concezione di vita distruttiva per l’uomo e per l’ambiente, oggi dominante, subordinata al solo Profitto e al Mercato, espressa dal cosiddetto Pensiero unico.

Un ambiente insalubre, oltraggiato, desertificato e depredato difficilmente consente lo sviluppo dell’uomo; al contrario, compromette la stessa sopravvivenza della specie umana, basata su presupposti ambientali che sempre più vengono meno.         

Cemento e consumo del suolo avanzano, colline e montagne urlano ferite laceranti mentre polveri sottili, invisibili come fantasmi, imprevedibili e impalpabili si espandono nell’aria. I fiumi sono invasi da colori plumbei e odori nauseabondi, il mare è inquinato dal petrolio e dalla plastica, il suolo marcisce nei fanghi e nei pesticidi, l’acqua dai rubinetti diffonde il veleno pfas.

Il pianeta è percorso da un brivido d’impotenza. E il pianeta è qui, anche nel Veneto.  

In un quadro così sconfortante, le pratiche di cittadinanza attiva, che proponiamo, diventano l’antidoto necessario. Il desiderio di reagire allo scempio si manifesta in una nuova volontà di agire. L’importante è partire, fare “il primo passo”, per riportare i comportamenti umani su un piano di compatibilità con la bellezza della natura che l’uomo sta distruggendo. Si tratta di mettere in gioco se stessi, come nella canzone “Cento passi”, rendersi conto che bisogna percorrerli tutti questi passi, uno alla volta, consapevoli che da soli non si va da nessuna parte. 

Nasce, così, il percorso collettivo, per difendere il diritto primario alla salute.

«Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perché sono oppresse. In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse. Abbandonate a se stesse, continueranno, generazione dopo generazione, secolo dopo secolo, a lavorare, generare e morire, prive non solo di qualsiasi impulso alla ribellione, ma anche della capacità di capire che il mondo potrebbe anche essere diverso da quello che è».    

Ho scelto, non a caso, questa affermazione di George Orwell, contenuta nel suo romanzo distopico “1984”, per l’incontro al Vendramin Corner di Venezia, dopo aver letto la riflessione provocatoria di uno studente, fatta veicolare ad altri compagni nell’indagine preliminare.

In essa si dichiarava l’impossibilità di cambiare la propria esistenza all’interno di un quadro caratterizzato da una presenza crescente e ubiquitaria dei PFAS e dalla contemporanea acquiescenza delle persone di fronte al Potere. L’aggancio al libro di Orwell ci ha permesso di presentare agli studenti un messaggio che offre loro elementi di analisi critica, indispensabile per affrontare positivamente e responsabilmente il futuro. Ciò, a fronte di una narrazione rassicurante da parte delle istituzioni e della minimizzazione del fenomeno PFAS, funzionale al controllo sociale.

È stata una sfida davvero dura, quella portata avanti dal Gruppo Educativo Zero Pfas, in quest’anno scolastico. Il Covid, da marzo ad agosto 2020, aveva piegato la scuola determinandone la chiusura. Avevamo dovuto sospendere anticipatamente i nostri incontri. In un quadro di totale stravolgimento di abitudini e di nuovi limiti alle libertà personali, la pandemia aveva catturato totalmente l’attenzione generale. Purtroppo, però, i PFAS, durante la sindemia, hanno continuato e continuano oggi a propagarsi attraverso l’acqua, il cibo, l’aria. 

Hanno colpito e colpiscono, senza soluzione di continuità, in maniera subdola, i nostri organismi, agendo con un meccanismo ad orologeria, in grado di causare effetti nefasti a distanza di decenni dalla contaminazione, quando non sarà più possibile attivare quei rimedi che potrebbero sortire effetti positivi se invece si intervenisse tempestivamente.                

Il Gruppo Educativo Zero Pfas non poteva arrendersi alle nuove avversità. Durante l’estate ha riconsiderato il percorso da intraprendere e, facendosi interprete dei bisogni dei ragazzi che aspettavano settembre per ritornare a scuola, ha predisposto un progetto, da svolgersi in sicurezza, caratterizzato dalla potenza delle relazioni umane e dell’apprendimento partecipato tra pari: non più rivolto ai grandi numeri (assemblee) ma a singole classi, utilizzando una metodologia di confronto attivo. È stata così aperta una “agorà” nelle varie aule, dove i ragazzi, da protagonisti, dovevano dibattere con esperti ed esponenti della cittadinanza attiva. 

Purtroppo, l’inizio del nuovo anno scolastico ha segnato un ennesimo stop: settembre, ottobre, novembre, dicembre 2020, in condizioni di estremo disagio comunicativo, determinato dalla sindemia Covid 19, sono stati, per tutti noi, mesi da dimenticare. Ci siamo riattivati a gennaio 2021. In una situazione condizionata dall’emergenza, le richieste di scuole per “brevi pillole on line sui Pfas”, nulla a che vedere con il nostro progetto, ci destavano parecchi interrogativi in merito alla loro efficacia. Dovevamo decidere se “prendere o lasciare”; abbiamo scelto la prima opzione, accettando di operare in DAD, accogliendo le esigenze delle scuole e modificando tempi, obiettivi, metodologia e passaggi operativi. 

Grazie alla credibilità che i nostri relatori coinvolti nel progetto hanno acquisito negli anni passati, negli ultimi quattro mesi siamo stati invitati in cinque scuole. L’IIS (Istituto Istruzione Superiore) Boscardin (VI) ha aderito in toto al progetto educativo «LA SALUTE NELLA TERRA DEI PFAS. Nuove pratiche di cittadinanza attiva», mentre altre scuole hanno sollecitato “informative”, pillole mirate sulla tematica Pfas, rinviando a tempi migliori il più impegnativo percorso dell’intero progetto. Di seguito la lista:

I.C. (Istituto comprensivo) 1 Anna Frank Montecchio Maggiore (VI);
I.C. (Istituto comprensivo) di Thiene (VI);
I.I.S (Istituto di Istruzione Superiore) Jacopo Da Montagnana (PD);
I.I.S (Istituto di Istruzione Superiore) Vendramin Corner (VE).    

Sono stati circa 560 studenti, dagli 11 ai 19 anni, gli interlocutori, in incontri specifici, per singole o più classi; con essi abbiamo avviato il dialogo, attivato domande, offerto documenti, approfondimenti, schede, cogliendo l’interesse dei docenti presenti e l’apprezzamento di alcuni presidi. In tali scuole si sono sviluppati percorsi autonomi di cittadinanza attiva utilizzando le ore di educazione civica.

Fuori programma, siamo pure intervenuti con:
una giornata al Liceo Pigafetta, dove il coordinatore di PFAS.land ha presentato la mobilitazione no pfas, concentrandosi sulla questione ambiente/lavoro, a circa 40 studenti selezionati tra le classi quinte (e qualche quarta) dei tre indirizzi, classico-linguistico-musicale;
due giornate, per un totale di 8 ore, di Laboratorio Pfas con 80 alunni circa, dagli 11 ai 14 anni, nella “Scuola estiva“, organizzato a giugno, dall’ Educandato statale San Benedetto di Montagnana. 

Gli appuntamenti, non previsti nella stesura del progetto, per le scuole medie, dal titolo “Pfas e la difesa della terra. Piccoli cittadini si attivano, hanno lasciato dei segni importanti: richiesta di ulteriore materiale da vagliare, di scambi di informazioni, predisposizione di UDA (Unità didattiche di Apprendimento) sul tema “Acqua e inquinamento”. L’interesse suscitato nei ragazzini si è manifestato nei lavori spontanei quali la poesia “Amo la vita, voglio acqua pulita”, il video gioco “EROI contro la fabbrica di morte”, la canzone trap “Teflon” all’IC di Thiene, un padlet “IL PFASSSSSS Non lo vediamo ma c’è” a Montecchio. Significative le domande – apparentemente ingenue – degli studenti più giovani (11 anni), soprattutto a Thiene, dove prima del nostro incontro si era proiettato il film CATTIVE ACQUE. Chiedevano conto e ragione del perché, a fronte dei danni accertati provocati alla salute umana dai Pfas, la politica non intervenisse e continuasse a permettere l’immissione nell’ambiente di tali sostanze. 

Nelle scuole secondarie di secondo grado, il titolo dato a tutti i momenti di riflessione collettiva “Pfas. La cultura della prassi come risposta alla contaminazione” indicava di per sé la direzione e il target del nostro itinerario.

Per il dialogo con gli studenti, negli incontri on line, sia all’IIS “Jacopo Da Montagnana”, che al “Vendramin Corner” di Venezia, abbiamo utilizzato la chat o la diretta tramite microfono quando gli studenti erano in presenza nelle classi. Gli apprezzamenti espressi dai nostri attenti interlocutori e il consenso dei docenti ci hanno convinto di aver centrato il bersaglio. Gli esperti hanno, ancora una volta, dimostrato di essere una squadra affiatata e con spirito di equipe. Abbiamo anche scoperto di avere una marcia in più rispetto agli altri anni. Nei sondaggi, facenti parte dell’indagine preliminare, l’interesse per l’argomento delle riunioni era stavolta a livelli molto più alti rispetto agli anni passati: circa il 75%. Le motivazioni di ciò, addotte dai ragazzi, erano che ritenevano importante la tematica da trattare per la loro vita futura, a prescindere dal fatto che abitassero o meno nella zona inquinata. È stato significativo e per me emozionante, quando, all’IIS “Jacopo Da Montagnana”, nel bel mezzo del dibattito sulle problematiche generate dai Pfas, i ragazzi di una classe, hanno chiesto, tramite docente che chattava con noi, come diventare cittadini attivi e a quali comitati, associazioni del Movimento No Pfas avrebbero potuto rivolgersi per offrire un personale contributo di impegno.

Fatti e spiegazioni, provocazioni e riflessioni, soluzioni e proposte, stati d’animo e reazioni, emersi dagli studenti nel dibattito, si sono frammisti a forme di entusiasmo e speranza nel cambiamento con l’azione attiva, o a sensi di impotenza e scoramento. Ciò ci ha indotto a contestualizzare, il più possibile, il fenomeno Pfas sul territorio di riferimento, rifacendoci, comunque, a un concetto fondamentale per noi – “agire localmente e pensare globalmente” – per far vivere positivamente agli studenti la comunità di appartenenza e riconoscere l’esistenza di un patrimonio collettivo di cui prendersi cura. 

Nel contempo, abbiamo sempre cercato di infondere nei ragazzi senso di responsabilità e consapevolezza, invitandoli a realizzare le loro azioni su un piano collettivo. L’esempio portato, nei vari dibattiti, valeva per tutti: un disastro ambientale, che la politica voleva ignorare, è venuto alla luce soprattutto grazie alle migliaia di persone che si sono mobilitate insieme, mamme e genitori No Pfas, comitati, associazioni, centri sociali, ambientalisti, lavoratori, sindacati, in sintesi il Movimento No Pfas del Veneto.

Gli studenti del Boscardin sono stati i pionieri e sperimentatori del progetto sui Pfas, ideato dal Gruppo Educativo Zero Pfas. Con un percorso autonomo, previsto all’interno dello stesso progetto, dopo il dibattito sostenuto con gli esperti a marzo 2021, i ragazzi hanno messo in atto pratiche di cittadinanza attiva per coinvolgere i loro coetanei in apposita assemblea, ad aprile, utilizzando slide, appositamente create. Quattro i loro progetti di comunicazione tra pari: “I Pfas”, “Pfas dal territorio all’organismo”,” Pfas nell’ambiente”, “L’effetto dei pfas sull’organismo”, utilizzando dei quiz, creati appositamente, per controllare la ricaduta tra i compagni. La conclusione del percorso si è celebrata, a maggio, nell’incontro, classe per classe, con gli esperti e alcuni attivisti del Movimento No Pfas. L’“agorà virtuale”, con un dialogo semplice e aperto, ha messo in luce l’impegno, la partecipazione degli studenti e il loro interesse per i temi trattati.

A margine, nell’ultimo giorno di presenza a scuola, nel momento di pausa, tra una classe e l’altra, si è aperta una riflessione, al nostro interno, sulla importanza di valorizzare la bellezza del territorio in cui viviamo e vivono i giovani. Occorreva, forse, stimolare di più in loro il bisogno di ergersi a convinti paladini e sentinelle attente, pronti a far sentire la loro voce, in un impegno concreto, continuo contro il degrado del territorio, in difesa del bene collettivo più prezioso che abbiamo: il paesaggio. Ideare, scoprire e riscoprire “buone pratiche” poteva così diventare un’altra sfida per il cambiamento culturale da noi auspicato.

Che dire ancora? Mi si permetta alcune considerazioni, del tutto personali, che incidono sul mio modo di essere, di vivere l’ambientalismo e l’attivismo.

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CONSIDERAZIONI PERSONALI

Non c’è dubbio che le vicende della pandemia da Covid abbiano catturato, nell’ultimo anno, l’attenzione generale. Non si è parlato di altro finora. Noi sappiamo però che, quando l’attuale pandemia sarà definitivamente archiviata, con le vittime rimpiante e onorate, con i sopravvissuti rasserenati dal vaccino, il male dei PFAS continuerà il suo oscuro e silenzioso percorso nelle vene profonde del territorio, nelle acque superficiali, nelle piante, negli animali e nel sangue dei nostri bambini, dei ragazzi, delle gravide e di inconsapevoli cittadini. Pagheremo, domani, il prezzo altissimo della nostra odierna disattenzione; ancor più, lo pagheranno i nostri ragazzi, se non si interverrà tempestivamente. 

La triste storia della contaminazione da Pfas, con il fallimento della Miteni, non è affatto terminata. Essa continua a mettere in luce colpevoli collusioni della politica, nuove evidenze e nuove responsabilità, pubbliche e private, mentre i PFAS, incontrastati, continuano a scorrere nel grande reticolo di fiumi, canali, rogge e fossi della rete irrigua della vasta pianura del Sud Ovest.                                              

Siamo all’interno di una problematica che investe sistemicamente l’essenza del nostro modo di vivere: il rapporto tra le grandi multinazionali e il diritto alla salute degli esseri umani. Lo scontro tra Mercato e Natura, che mette in gioco le stesse regole della democrazia, è la questione del giorno, in un pianeta, sopraffatto dal dogma della crescita infinita, che manda segnali tanto terrificanti quanto ignorati dai più, Il problema sollevato dai PFAS è, pertanto, anche e soprattutto, un problema filosofico sulla essenza dell’uomo, sul senso del limite, sul rapporto degli esseri umani con gli altri viventi, piante e animali che convivono assieme a noi nel pianeta.

Un ragazzo di Montagnana si chiedeva se la collettività, in nome della comune salvezza, sarebbe stata in grado di rinunciare alla propria libertà di scelta di fronte alle offerte del mercato. Abbiamo risposto e rispondiamo che tale libertà è puramente virtuale in quanto governata, fin dalla nostra nascita, dai messaggi continui, il più delle volte subliminali, di una propaganda massiva, finalizzata a creare falsi bisogni e indurre desideri miranti a soddisfare il consumo. In poche parole, è il dominio del profitto sulle coscienze. Il cosiddetto libero mercato disegna la nostra intera esistenza.

A chi pretende di fare di noi e delle nuove generazioni dei “consumatori”, automi da incanalare nel libero mercato e nel mondo del lavoro, subordinando la salute al profitto, abbiamo risposto e rispondiamo che la libertà di scelta razionale e cosciente, capace di capovolgere il paradigma del consumismo è garantita solo dalla scuola pubblica (almeno quella che abbiamo conosciuto finora) che attiva coscienza critica, educa alla metodologia scientifica ed evidenzia valori autentici, non subordinati alle leggi del profitto.

Il punto è che non esiste alcuna soluzione tecnica per un problema che non è né tecnico né economico, ma politico, filosofico ed esistenziale. Si tratta di cambiare paradigma culturale, sovvertire le basi di un modello sociale che sta portando l’intera umanità verso la catastrofe, inseguendo il dogma della crescita infinita. L’avvenire sarà tremendamente duro per la nuova generazione; perciò ci rivolgiamo ad essa, nella speranza che sappia prendere per tempo nelle mani le redini del proprio futuro.                                                                                                         

E quale speranza dovranno avere i giovani?          

Ne abbiamo discusso, a seguito di domande provocatorie dei ragazzi delle superiori, rifacendoci alle parole della grande scrittrice e ambientalista Rebecca Solnit: «Quello che dobbiamo fare è piantare i piedi nella speranza, che non è buon senso e neppure “andrà tutto bene”. È resistenza e sfida, vedere il mondo com’è e come potrebbe essere, mettendoci in moto in prima persona perché il cambiamento avvenga. Luogo della lotta e della gioia della lotta».

Il futuro, rispondevo a una studentessa del Vendramin Corner di Venezia, lo costruiamo oggi, con le nostre azioni, indolenze, scelte e priorità. E abbiamo un grande potere, non sempre come singoli ma spesso come collettività. 

Per tale motivo, faccio mio l’augurio rivolto ai giovani da don Luigi Ciotti: 

VI AUGURO DI ESSERE ERETICI

«Eresia viene dal greco e vuol dire scelta.
Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità.

E allora io ve lo auguro di cuore questo coraggio dell’eresia.
Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole, l’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi.
Vi auguro l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno.

Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri.
Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.
Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano, chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.

Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie.
Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.
Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.
Chi crede che solo nel noi, l’io possa trovare una realizzazione.

Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio».

Con tale auspicio, e con la speranza, rivolta ai diretti interessati, che coltivino il senso di responsabilità, l’unico che li “rende” cittadini attivi, termina il nostro progetto educativo a.s. 2020/2021.

Donata Albiero

alberto_peruffo_CC

Comitato di Redazione
29 GIUGNO 2021

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RINGRAZIAMENTI

Ai partner del Progetto presenti nella striscia sopra.

A quanti, del Movimento No pfas, sono intervenuti a vario titolo nelle scuole nell’anno scolastico 2020/2021 (esperti, attivisti, docenti).

Esperti: Francesco Bertola, Claudio Lupo, Giovanni Fazio, Francesco Basso, Davide Sandini.

Attivisti: Marzia Albiero, Elisabetta Donadello, Alberto Peruffo, Piergiorgio Boscagin, Patrizia Zuccato, Laura Facciolo, Sara Draghi.

Docenti: Stefano Mano, Stefania Romio (IIS Boscardin), Andrea Pegoraro (IIS Jacopo Da Montagnana), Ninetto Minucci (IIS Vendramin Corner di Venezia), Daniela Pizzuti (IC di Thiene), Alessandra Mantiello e Rosa Minardi (IC 1 Anna Frank Montecchio Maggiore).        

Educatori: Claudia Moro (Educandato San Benedetto di Montagnana)  

Al Gruppo Educativo Zero Pfas, estensore del progetto e ad Anna Maria Panarotto per la ‘pubblicizzazione’ di quest’ultimo. 

Ai cittadini che ci hanno sostenuto.

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GALLERIA E DOCUMENTI A.C. 2020/2021

CANZONE >>https://pfasland.files.wordpress.com/2021/06/canzone-pfas-thiene-ciao.doc

PADLET >> https://pfasland.files.wordpress.com/2021/06/padlet-giovanni-fanton.doc

CONTRIBUTO SPECIALE
Segnaliamo infine il Concorso SM 2021 “STAGE UP FOR HUMAN RIGHTS” XX^ edizione in cui sono stati esibiti  due lavori  di cittadinanza attiva ultimati  dopo i tre nostri interventi sui Pfas presso l’Istituto Comprensivo di Thiene sui Pfas . 
TEMI del Concorso: “Tutti i temi attinenti ai 12 articoli fondamentali della Costituzione Italiana e/o all’Agenda 2030 dell’ONU sullo sviluppo sostenibile”

PARTECIPAZIONE DELL’IC THIENE  (con argomento PFAS)
Obiettivo N 6 Agenda=poesia 
Obiettivo N 13 Agenda= videogioco 
Per la Sez A la Poesie si è aggiudicata il 2° PREMIO, il Videogioco il 1° PREMIO.

Il Videogioco dell’IC Thiene è stato considerato anche in assoluto (al di fuori delle sezioni) al primo posto. A seguire il video della manifestazione con la Poesia al 24.30 m e il Videogioco al 35.06, con le Premiazioni alla fine.
[assolutamente consigliato: da vedere!]

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