RISARCIMENTO MITENI PFAS. UNA TRUFFA [DEL] CAPITALE. IL NOSTRO PARERE

Riportiamo di seguito il parere di Alberto Peruffo uscito il 27 gennaio 2026, dove si analizzano i due risarcimenti Miteni che, pur con qualche differenza, hanno in comune il distacco dai territori e un fondo d’investimento multinazionale, il quale altro non è che un frutto della stessa logica di mercato, ipercapitalista, che ha portato al disastro Miteni.

Qui il PDF originale >> https://pfas.land/wp-content/uploads/2026/01/risarcimenti-miteni-pfas.-truffa-o-non-truffa.pdf

nota FB del 27 gennaio 2026
https://www.facebook.com/alberto.peruffo/ 

RISARCIMENTI MITENI. TRUFFA O NON TRUFFA?


Molti mi hanno chiesto un parere personale sui 2 risarcimenti Miteni che stanno girando in rete e raccogliendo – pur-troppo – molte adesioni. Un sintomo dei tempi. Superficiali. Che hanno portato allo stesso disastro PFAS, sottaciuto per decenni. Dopo alcuni approfondimenti, in breve, posso sintetizzare che sono, per mio conto, una “truffa morale”. Sulla truffa economica e giuridica non mi pronuncio, ma vi darò alcuni elementi affinché possiate giudicare e scegliere voi. E sottolineando che la scelta morale dovrebbe precedere ogni scelta successiva.

Innanzi tutto ci sono due “Risarcimenti Pfas-Miteni” in capo a due società diverse – Fideal Litigation Funding [1] e Finanziamento del Contenzioso S.p.A. [2] – che hanno in comune molte cose, e alcune differenze sostanziali. Darò alcuni elementi “diretti” della più seria (quella che richiama il post delle Mamme No Pfas [3], stranamente cadute in una trappola che veicola la stessa logica di mercato che ha prodotto i PFAS e ha fondato la produttività tossica della Miteni per decenni), facendo sponda con la meno seria.

Ho parlato personalmente con l’avvocato che segue il risarcimento Fideal, l’Avv. De Vido. Mi sembra un ottimo professionista che ha annusato legittimamente il business Miteni, se di affari e di lavoro, anche giuridico, parliamo. Con l’altro Risarcimento Miteni – così denominato, testualmente, fin dal loro sito – ha in comune diversi elementi: entrambe le parti non hanno alcun legame con il territorio; non sono neppure fisicamente dei nostri territori, una è di Treviso e l’altra di Brescia; le loro visure camerali non sono così limpide sui legami con altre società e studi di avvocati; entrambe sono nate da poco, con l’occasione, come dicono, di questi “contenziosi di massa”, contenziosi vicini ma diversi dalle “class action” di cui ora non entro nel merito giuridico italiano e americano (famose quelle di Bilott in USA, da noi portate come testimonianza in Italia fin dal 2017).

Entrambe le promesse di Risarcimento, come spiegatomi dall’Avv. De Vido al telefono, si basano su un principio semplice: il danneggiato (il cittadino) non tira fuori un soldo per fare causa alla multinazionale (c’è chi parla di una sola, la Mitsubishi; c’è chi non precisa quante saranno colpite); il soldo per pagare le spese agli avvocati e quelle d’ufficio, istituzionali, in caso di perdita, saranno tutte a carico dei due Risarcimenti, ovverosia di un ASTRATTO FONDO che finanzierà tutta la causa a proprio rischio, a patto di una rinuncia di una percentuale da parte del danneggiato in caso di vincita. Questa rinuncia sarà siglata con la firma di un contratto. Per ora si raccolgono solo le adesioni, le “manifestazioni di interesse”. Basta compilare un modulo. 

Non si firma alcun contratto. Si apre tuttavia le porte al fondo. Al business.

Facciamo l’ipotesi, a spanne, come siamo abituati in Veneto, di ricevere come risarcimento 100.000 euro e che la percentuale di trattenuta da parte della Società di Risarcimento sia il 10 %. Significa: 10.000 euro a loro, 90.000 euro a noi. Facciamo sempre un’ipotesi di incasso. 1000 richiedenti, di cui 100 sulla somma di 100.000, 400 sulla somma di 50.000, 500 su 10.000. In caso di vincita, dai primi la società incassa 1 milione di euro, dai secondi 2 milioni, dai terzi 500.000. Totale: 3.500.000. Sulla nostra pelle, territoriale. Una cifra non male per chi non è del territorio. Ovviamente da dividere con le varie parti in causa.

In causa, nel senso proprio dell’accezione. Non so e non mi interessa sapere le “parti in causa” di Risarcimento Miteni che già dal loro sito appare come una truffa conclamata, poiché nel video del loro ricco avvocato (notate i preziosi gemelli ai polsi), si parla in modo spropositato di «migliaia di aziende», di «milioni di spese, di pagine, di reperti», tutto è pompato in modo edulcorato, esagerato al rialzo. Cartolarizzato da banche e dalla SPA di cui fa capo. Fino a investire, loro, la cifra assurda – promessa – di 10 milioni di euro. Perfino il breve video del loro lancio pubblicitario mostra delle ciminiere assolutamente anonime che non sono quelle della Miteni (v. immagine allegata). Basterebbe questa oscena “violazione dell’immaginario” per squalificarli e mandarli tutti a quel paese, da dove sono giunti.

Nel Risarcimento Fideal, più serio (anche se il sito lascia molto a desiderare per generalismo e pochezza di contenuti), ho chiesto con quale merito entrino, loro, o pensano di entrare nel caso Miteni visto che, per ammissione dello stesso De Vido, non sanno niente dei PFAS (l’hanno scoperto tramite un programma televisivo) e fanno solo da collettore delle manifestazioni di interesse (quelle dei cittadini) per sperare di avere un fondo di investimento che finanzi tutta la questione. Due sono le domande disarmanti che dovete fare?

1. «Con quale merito entrate nella questione Miteni?». De Vido mi ha risposto grazie a delle consulenze di avvocati che sono già dentro al processo penale come parte civile e che conoscono nei minimi dettagli la questione. Bene, ho risposto, mi conforta. Chi sono? Per deontologia non glielo posso dire, ma visto a chi mi dà credibilità lo può immaginare. Certo, ho risposto.

2. «Chi è questo fondo che finanzia tutto, mi può dare il nome?». De Vido mi ha risposto che sempre per deontologia non può darmelo. Ma è un mio diritto saperlo! Lo saprà al momento opportuno. Quando? Quando firmerà il contratto. Bene – ho concluso – anche se legittimamente noi dobbiamo saperlo prima della firma. Perché? Perché se è come mi ha detto Lei è un fondo solido, solidissimo, che ha sede in più nazioni, quindi multinazionale, a noi tutti – danneggiati Miteni – dopo essere stati “violentati” e aver avuto i territori massacrati dalle multinazionali in capo alla Miteni, abbiamo diritto di sapere che tipo di fondo sia questo, e già il fatto che sia un fondo multinazionale – ammettiamo anche che sia etico, che non investa in armi, che non abbia un conflitto d’interessi a largo raggio con gli stessi grandi gruppi multinazionali della chimica, di Mit-ENI, etc – a noi desta fortissime perplessità. Un fondo multi-nazionale!

Mi spiego e ho pure spiegato al telefono: sapere che parte dei profitti di tutti questi risarcimenti Miteni andranno ad arricchire non i nostri territori, ma andranno fuori dai nostri territori, per quanto possa generare un legittimo risarcimento individuale (familiare), non farà altro che replicare la STESSA LOGICA DI MERCATO E FINANZIARIA che per tanti anni ha tenuto in piedi la Miteni. Non è così? È così.

Conclusione probabile di questi 2 Risarcimenti: le multinazionali – la loro logica – dopo averci avvelenato “di fatto”, ora faranno business “finanziario” anche sul nostro male, sui nostri danni, sui nostri risarcimenti.

Altra cosa, a mio parere, sarebbe invece se il FONDO per la causa collettiva fosse garantito da un fondo territoriale autogestito (come le collette dei richiedenti il risarcimento) o da istituzioni sociali o bancarie del territorio, che vogliono risollevarlo, come le banche territoriali socializzate, tipo i soci delle Rurali o Popolari, se ancora esistono fedeli al loro mandato (penso alla Banca delle Terre Venete, solo per fare un nome).

Invece no, con questi Risarcimenti Astratti si vuole dare in mano la nostra causa a forze esterne, ad avvocati esterni, a fondi multinazionali, a probabili conflitti di interesse tra avvocati che sono entrati in corsa, alla fine, nella stessa storia Miteni [4], rubando lavoro a chi ci lavora da anni e ha dedicato una vita. Mi verrebbe da chiamarli «avvoltoi». Non trovo altri termini. Ma credo che gli stessi poveri uccelli della metafora siano all’oscuro delle infinite vie del tardo capitalismo, che succhia affari sui morti. Gli avvoltoi non-umani “finiscono” il gioco, ma non partecipano allo stesso.

Dunque, se questa sera o altre sere o in altre occasioni incontrate queste Promesse di Risarcimento, fate almeno quelle due semplici domande. Dalla risposta avrete elementi sufficienti per decidere se è o non è una truffa. “Morale”. Per il resto, non è affare mio.

Al momento posso solo dire con ragionata esperienza questo: i due Risarcimenti Miteni di fatto sono «collettori di interessi per i fondi finanziari di investimento», più o meno seri. Niente di più. Più raccolgono, più il Fondo sarà interessato o investirà. Sui nostri corpi. Come nel Gioco della Borsa.

Ma la «nostra vita non è un gioco».
Neppure quando si tratta di Olimpiadi.

Buona vita.

Alberto Peruffo Archivio PFAS.land | Montecchio Maggiore | 27 gennaio 2026

NOTE

1. https://www.fideal.it/
2. https://www.risarcimentomiteni.it/
3. https://www.facebook.com/photo/?fbid=122120517555125929 
4. https://pfas.land/2022/12/31/31-dicembre-2022-breve-storia-sociale-della-miteni-nei-territori-contaminati-da-pfas-una-prima-traccia-per-il-futuro/ 

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