di Alberto Peruffo
[Comitato di Redazione PFAS.land]
A fine 2021, in occasione di un importante contributo per un articolo a più mani scritto con i professori del Centro Diritti Umani, Università di Padova, è stato chiesto al nostro coordinatore di redazione di stendere una «Breve storia sociale della Miteni» utile ad uno studio socio-economico di più grande respiro che coinvolgerà anche il caso americano DuPont. L’articolo uscirà poi sui Quaderni/Riviste del Mulino nel marzo successivo (fascicolo 3/2022). Riportiamo qui la traccia integrale, che lasceremo aperta per future integrazioni/revisioni/annotazioni documentali, di modo da offrire a tutte le parti coinvolte, nella vicenda umana e processuale, elementi cronologici e d’insieme, in itinere, utili anche per future ricerche e valutazioni.
In questa prima breve storia aziendale – la “prima” che compare in forma organica [e ipertestuale*] – si è cercato di ricostruire con documenti storici condivisi il contesto sociale ed ecomomico che ha visto nascere e morire l’azienda di Trissino responsabile della più grande contaminazione delle acque potabili e irrigue del mondo occidentale (via acquedotti comunali e pozzi privati), senza quindi trascurare le condizioni particolari – generali e contingenti – che hanno portato al più grande processo per reati ambientali nella storia d’Italia, in corso. Perché la più grande? Come testimoniò Rob Bilott fin dalla prima sua venuta in Italia, chiamato dal nascente movimento no pfas, il Caso Miteni era ben più grave del Caso DuPont, sotto tutti i punti di vista, specie per la quantità di contaminante a cui è stata sottoposta la popolazione per anni. Con l’aggravante, come dimostreranno i fatti documentati che qui esibiamo, che le istituzioni sapevano.
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